Zona cultuale presso il Monte Priafaia
Comune di Varazze (Savona)
di Tomaso Gambetta
La zona oggetto della mia osservazione è situata nell’area del Monte Beigua (mt.1287 s.l.m.).
Questa montagna è stata riconosciuta dagli studiosi come sacra agli antichi Liguri al pari del Monte Bego in Francia e del Monte Sagro sulle Apuane. Tale attribuzione è dovuta al ritrovamento di numerosi siti con incisioni rupestri risalenti al Neolitico distribuiti su entrambi i versanti del suo spartiacque.
Sulle pendici meridionali del Monte Beigua si eleva il Monte Priafaia (mt.961 s.l.m.) alla base del quale, presso il lato sinistro di un affluente del Rio Scagion, a monte dell’abitato delle Faie ("fate" in ligure), si trova una zona che merita a mio parere un’ indagine approfondita.
In tale particolare sito la parola “megalitismo” assume veramente un senso calzante, completo ed incontestabile.
Infatti l’area è costituita da massi erratici di notevoli dimensioni, chiaramente provenienti dalle alture circostanti.
Il maggiore per dimensioni, situato al centro, è alto circa cinque metri e largo più del doppio. Al di sotto di esso una risorgiva crea su di un pianoro una zona umida. Lo scenario è completato e inframmezzato da vegetazione cedua.
Si tratta di una visione particolarmente suggestiva che deve aver certamente colpito anche gli antichi frequentatori del luogo in quanto sulla parte alta del grande masso e in posizione centrale furono incise una coppia di coppelle affiancate (motivo questo ricorrente in zona Beigua) e fu ricavata una nicchia frastagliata dalla conformazione pressoché identica a quella da me rilevata sull’altro versante del Beigua, in alta valle del fiume Orba, scolpita sul lato della Grande Roccia posto di fronte ad una sorgente, la cui morfologia si ripresenta in modo molto similare, anche nelle dimensioni oltreché nello stile pur molto rudimentale, molto più a nord e precisamente in Piemonte in Val Chisone sopra una roccia posta frontalmente al notevole altare coppellato detto di Cro-da-lairi, il quale assumerebbe così funzione non più centrale, pur nella sua magnifica e complessa fattura, ma subordinata a mero contenitore di offerte alla divinità contenuta o rappresentata nella nicchia.
Tali forti similitudini farebbero pensare ad un identico culto primitivo dedicato alle acque e celebrato da popolazioni appartenenti ad una medesima cultura e/o etnia ligure o di derivazione ligure nel caso del sito della Val Chisone.
Tornando al nostro sito la mia ipotesi di zona cultuale sarebbe confermata dalla presenza su roccie vicine (di grande mole ma comunque inferiori al masso centrale) di tracce di intervento umano.
Questo si evidenzia anche sulla superficie di una roccia posta più a sud, caratterizzata da una grande parete frontale vagamente triangolare la cui sommità appare bifida, recante anch’essa una nicchia circolare sulla parte inferiore della parete, due incisioni coppelliformi affiancate e poste in prossimità dei due vertici.
Vi è poi una roccia fusiforme parzialmente abbattuta posta sulla sommità di un piccolo rilievo avente le caratteristiche tipiche di un menhir.
L’area è attraversata da tracce di un antico sentiero abbandonato, interrotto in più punti del suo percorso e delimitato ai lati da pietre fitte di dimensioni anche voluminose.
Infine più a nord, attraversata la strada interpoderale per Pra Riundo , esattamente ai piedi del Monte Priafaia e presso il Fosso del Laione, si trova il masso denominato Roccia Priafaia,
avente le caratteristiche di roccia-altare e già trattato da Ausilio Priuli ed Italo Pucci a pagina 69 del libro: “Incisioni Rupestri e Megalitismo in Liguria” (Priuli & Verlucca editori).
La Roccia-altare Priafaia, molto affascinante, è caratterizzata da numerose incisioni di diversa tipologia: a coppelle, coppelle raggiate, microcoppelle, fusiformi e a canaletto, la più notevole delle quali è costituita da un lungo canale terminante in una coppella che suggerisce l’immagine di un sinuoso serpente.
Quindi personalmente ritengo si possa supporre che l’altare, in virtù della sua particolare conformazione, fosse dedicato ad uno sconosciuto culto del Serpente o della Biscia (o fata-anguilla come ben trattato a pagina 83 del libro di Priuli e Pucci summenzionato).
Questa constatazione ha corrispondenza con una incisione dalle caratteristiche similari posta sulla sommità di una roccia, a lato del sentiero che percorre la valle del Rio della Biscia, sul versante nord del Monte Beigua.
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